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Masserie Fortificate

 

Nella diversificazione geografica del territorio agreste del Salento, questo genere di struttura, nata dalle vicende storiche che hanno caratterizzato il passato non troppo remoto del nostro territorio, ostentano ancora odiernamente peculiarità architettoniche che l’inesorabilità del tempo e il susseguirsi di eventi ha tuttavia modificato solo parzialmente al giorno d’oggi. 

 

     Presenti in numero considerevole nel territorio, oggi in parte abbandonate, in parte ripristinate, furono edificate in un lasso di tempo che ha un gap di diversi secoli. L’origine delle masserie salentine ha avuto i più svariati motivi; alcune di esse, presumibilmente solo per quanto riguarda il nucleo originario, risalgono all’epoca romana quando il territorio fu diviso tra i soldati; altre hanno una nascita nel periodo feudale, altre ancora risalgono ad insediamenti monastici, edificate dai monaci bizantini particolarmente esperti in una agricoltura ben studiata ed efficiente.  

 

     Molte furono costruite fra il 1500-1800, notevolmente diverse dalle precedenti da un punto di vista edificatorio, architettonico, strettamente abitativo ma soprattutto era diverso il periodo storico e socio-economico; il motivo fu il difendersi delle popolazioni locali dalle continue invasioni Turche che proprio in quei secoli si susseguirono, invasori che  facevano razzia di tutti gli oggetti, animali e persone che capitavano sulla loro strada, talvolta portando via anche persone che purtroppo non facevano più ritorno a casa. In quel periodo perciò le popolazioni Salentine per proteggersi e per avvistare in tempo gli invasori iniziarono ad organizzarsi mediante costruzioni come Palazzi Baronali, Castelli, Torri costiere, case torri e masserie; inoltre passaggi sotterranei (molti dei quali non ancora scoperti, e probabilmente non lo saranno mai) collegano queste strutture tra di loro. 

 

     Taluni edifici sono provvisti di iscrizioni, alcune delle quali ancora presenti e leggibili nelle quali l'edificio incita sè stesso a resistere e respingere le invasioni nemiche. Due esempi di questo tipo si hanno ad Acquarica di Lecce: un'iscrizione su lastra di marmo appartenente al Castello ma ora murata sul retro dell'edificio scolastico recita: << Ad arcendas Turcarum invasiones tuendosque ab (h) ostibus pagi accolas sub Ferrandi Loffredi Mor: tri Japyacorum praefecti auspicio Joannes Maria Guarinus arciculam edificavit. A MDXLIX >> - Per allontanare le incursioni dei Turchi e per proteggere gli abitanti del villaggio dai nemici, dietro autorizzazione di Ferrante Loffredo, marchese di Trevico e governatore di Terra d'Otranto, Giovanni Maria Guarino edificò questa piccola rocca nell'anno 1549. Un'altra iscrizione è presente in una casa-torre ad Acquarica, ove l'iscrizione dice: << Si consistant adversum/me castra non timebit/cor meum >> - Se gli accampamenti nemici si schiereranno contro di me, il  mio cuore non avrà paura. 

 

     Tornando all'argomento principale, le masserie vennero perciò dotate di alte mura di cinta, solide porte d'ingresso, fossati, muri spessi, alte torri, caditoie (aperture nei ballatoi da cui venivano scagliati sassi per colpire il nemico), feritoie (strette aperture verticali ricavate nei muri per colpire il nemico rimanendo protetti),  e garitte (casetta di riparo della sentinella) come posti di osservazione e difesa; vennero eliminate le scale esterne e si poteva accedere al piano superiore con scale all'interno che comunicavano i piani attraverso botole. 

 

     Oggi la maggior parte delle masserie risultano abbandonate, anche se alcune di loro sono state restaurate ad hoc ed adibite a ristoranti e/o agriturismo. La loro gestione era affidata in passato ai massai (da cui masseria). Generalmente hanno all'entrata un grande cortile, intorno al quale si snodano le diverse strutture: stalle, palombai, recinti per animali (li curti), ecc.... Sono sparse uniformemente nel territorio Salentino, ma ognuna presenta caratteristiche costruttivo-architettoniche differenti; possiamo andare da strutture abbastanza semplici a vere e proprie opere d'arte dal punto di vista architettonico (masserie fortificate); chiunque le visiti rimane a dir poco sbalordito per la loro bellezza e al contempo complessità nella loro struttura; le stanze sono a volta e a botte, il pavimento in chianche di pietra leccese. 

 

     Anch'esse simbolo della cultura contadina, fino a non molti anni fa ci vivevano interi nuclei familiari che svolgevano la loro intera vita all'interno delle masserie, vivendo dei soli prodotti della terra e dai prodotti ricavati dagli animali. Generalmente le masserie del Salento non accorpano considerevoli porzioni di terreno, non presentando spazi annessi eccessivamente grandi, conseguenza della ricchezza di agglomerati urbani nel territorio e nel continuo trasformarsi nel tempo della proprietà fondiaria, mediante continue sottrazioni dovute a circostanze storiche. Non tutte hanno una particolare complessità costruttiva. Tutte hanno una corte, di solito esterna alla costruzione o in qualche caso interna, circondata dall’edificio. In alcune circostanze sono presenti tutte e due. 

 

     Il terreno accorpato può essere o non impiantato ad uliveto, agrumeto, frutteto, un’altra parte adibito a colture per cereali o altro tipo di coltivazione, altre porzioni ancora al pascolo degli animali (ovini, bovini, caprini, suini, equini, ecc). Le famiglie, durante tutto l'arco dell'anno trascorrevano quasi l'intera giornata (dall'alba all'imbrunire) nei campi, per svolgere tutte quelle possibili attività che sono solite svilupparsi in una campagna. Un'altra porzione del tempo era dedicata agli animali (maiali, pecore, capre, vacche, ecc...). 

 

     Tutti indistintamente davano il loro contributo per mandare avanti la famiglia, povera come la maggior parte di allora ma comunque unita e onesta. Ogni cosa era svolta nella tranquillità e nel rispetto degli altri, lavorando duro tutti i giorni dell'anno.       

 

 

 

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