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Pagliari

Realizzazioni immobili nel tempo uniche nel loro genere, nate dall’ingegnosità e dalla maestrìa dei laboriosi agricoltori, li hanno caldamente accolti nel tempo offrendo loro accoglienza, protezione e calore, esprimono, pur non parlando, la storia e l’immenso lavoro dei contadini, il loro entusiasmo pur nella fatica di realizzare qualcosa intesa come compenso del proprio inestimabile lavoro. Hanno assistito nel corso del tempo l’evolversi degli avvicendamenti etnici e storici che hanno caratterizzato la storia del territorio salentino resistendo alle intemperie che la natura ha provocato negli anni.

     Caratteristici del Salento, conosciuti sotto i nomi di Pajare, Pagliari, Pagghiari, Truddhi, Furnieddhi, sono probabilmente gli elementi che più caratterizzano il nostro paesaggio insieme ad olivi e muri a secco; sono senz’altro la testimonianza più viva della vita che conducevano fino a non molti anni fa i nostri infaticabili contadini che prima li usavano sia come ripari temporanei sia come vere e proprie case, vivendo di rendita dei prodotti delle campagne. 

     Nel territorio Salentino la stima approssimativa è di circa 8-10000 costruzioni, senz’altro inestimabile patrimonio socio-culturale della nostra terra. Sono di epoca molto antica e realizzati con le pietre che affioravano dai terreni e utilizzate in maniera intelligente dai contadini per costruire queste costruzioni e i muri a secco. Ogni pagliaro è diverso da un altro per forma, dimensione, struttura, ma soprattutto in ognuno c'è la genialità e la fantasia del proprio costruttore. E' fondamentale ricordare l'importanza che hanno queste strutture uniche della nostra zona non solo come costruzioni fini a sè stesse, ma anche e sopratutto come costruzioni che hanno significato per numerosi decenni il lavoro nei campi della gente, che viveva, a volte nei pagliari la loro vita. 

- Metodi di costruzione      

     La tecnica di costruzione dei pagliari si basa sul principio della sovrapposizione di anelli concentrici di pietrame sistemato a secco su piani orizzontali che convergono in modo progressivo verso l'interno, come derivazione del sistema del triangolo di scarico. L'attrezzo principale usato nella costruzione era un martello a doppio lato che serviva da una parte per assestare le pietre e dall'altra per smussarle. 

     Hanno una spessa cortina muraria che può variare da uno a più metri che li isola termicamente dall'ambiente esterno e li rende freschi d’estate e caldi d’inverno. Sono formati da pietre non regolari poste una accanto all'altra che partendo da una base larga si restringono sempre di più fino alla sommità.  

     Il pavimento è costituito dalla roccia affiorante che ha anche funzione di base d'appoggio.  Dall'occhio degli esperti e secondo le leggi della fisica è praticamente impossibile se le pietre sono incastrate bene tra di loro e che le fessure siano ben chiuse, che un pagliaro crolli dall'interno, dato che le pietre sono sorrette l'una all'altra. 

Durante la costruzione la prima cosa da fare era di cercare la roccia sottostante il terreno, iniziando così la costruzione di 2 muri perimetrali; tra i muri veniva lasciata una intercapedine che veniva riempita con materiale sottile misto a terra (saurra). I muri venivano inclinati sempre verso l'interno, per cui le pietre si sorreggono tra di loro esclusivamente per contrasto e per forza di gravità. Le mura divengono meno spesse man mano che si innalzano. Una volta che si era scelto il luogo per innalzare la costruzione si spianava per quello che era possibile la roccia se questa affiorava dal terreno o si scavava la terra per trovare la roccia, dando perciò stabilità al pagliaro. 

     I primi 2 metri circa venivano innalzati quasi in modo verticale, iniziando poi una leggera inclinazione verso l’interno con l’innalzamento successivo. I Pagliari più grandi raggiungono altezze anche superiori ai 10 metri e con una muraja (intercapedine) maggiore di 5 metri . Con l’innalzamento si utilizzano pietre più lunghe, la muraja diventa sempre meno spessa, fino a 40 cm circa e alla sommità viene posta una pietra grande e liscia chiamata in gergo chiai (la chiave). Questa all’interno viene incisa con il segno della croce, come simbolo di benedizione della struttura. 

     Una particolarità non di secondo piano è la caratteristica del magliaro di poter resistere ai terremoti, essendo strutture non statiche ma grazie alla loro struttura abbastanza dinamiche, con l’assorbimento dei movimenti tellurici. Tutti hanno una o più scale esterne a chiocciola ricavata da pietre grandi e lisce. La scala veniva costruita per molteplici motivi: innanzitutto era molto utile al maestro costruttore (lu mesciu) rendendogli il progressivo innalzamento più agevole, poi è utile per riparare o effettuare eventuali manutenzioni al tetto (fatto di tufo misto a pietrame), e poi serviva agli stessi contadini per poter essiccare al sole i prodotti della terra (fichi, peperoni, pomodori). Hanno principalmente 2 forme, conica e tronco-piramidale, possono essere isolati (come per la maggior parte dei casi) o raggruppati. 

     Particolari sono anche le porte d’ingresso, solitamente rivolte ad est, abbastanza basse e di diverse forme. La ragione per cui sono basse si può trovare soprattutto per un fatto essenzialmente tecnico, una porta più bassa infatti rende una costruzione più statica; in tempi più lontani però si possono trovare anche ragioni di natura religiosa e pagana (per non fare entrare gli spiriti); sono rivolte verso est invece per una ragione prevalentemente "meteorologica" in quanto in questa terra le piogge provengono essenzialmente da Nord (Tramuntana) e da Sud (Sciroccu), a volte anche da Ovest (Punente), ma raramente provengono da Est (Ientu te mare); l'altra ragione è da ritenersi più antica, provenendo come per il caso dell'altezza dell'entrata da una credenza pagana in quanto il sole sorge da Est, per cui la ragione dovrebbe essere il culto degli antichi verso il sole. 

     Le forme delle porte sono principalmente 3: con 2 blocchi posti in maniera obliqua ed un architrave a sorreggerli, con soli 2 blocchi obliqui senza architrave e la porta ad arco con architrave. La porta era rigorosamente in legno d’ulivo, così come nei pagliari più antichi l’architrave con i due blocchi obliqui. Probabilmente hanno una datazione molto antica, risalente addirittura a 4000 anni fa (età del Bronzo) nati come evoluzione di altre costruzioni (Specchie); altre teorie vogliono queste costruzioni importate da altri paesi, avendo molte somiglianze con delle strutture presenti in questi paesi stessi (bacino del Mediterraneo); non si esclude però la loro nascita in un’epoca più recente, 1000 d.c. in epoca Bizantina, frutto dei dissodamenti dei terreni e relative attività agricole. 

     L’interno delle pagliare era, come prevedibile, abbastanza scarno; qualche nicchia per porre gli oggetti, in qualche caso mangiatoie interne fatte con blocchi in pietra leccese scavati per gli animali, piante secche o sacchi pieni di paglia o foglie secche come letti; qualche oggetto indispensabile per la cucina come tegami (fersura), recipienti (lu mmile, la capasa), e niente di più. Spesso i pagliari sono attorniati dalla murena, un ulteriore muro con la funzione di rendere più statica la costruzione e per meglio isolarla dall’esterno. Dalla parte esteriore invece si possono trovare altre nicchie, pile in pietra leccese, e pietre larghe e bucate ben incastrate fra le altre che servivano a legare il bestiame. Accorpati si trovano piccole corti per gli animali fatte anch’esse a secco e in alcuni casi dei forni per la cottura del pane o per torrefare altri prodotti. In prossimità si vedono spesso dei pozzi per attingere l’acqua, o cisterne o pozzelle, e le ajere, lastre di roccia affiorante.

 

 

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