A rriatu Natale nu tegnu cce fare, me pigliu la pipa e me mintu a fumare

Chi è cagion del suo male pianga sè stesso

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Home :: Pizzica e Tarantismo :: Il Tarantismo pag.01

 

Il Tarantismo (pag.01)            

- La credenza popolare....

     E' stato definito un fenomeno storico-religioso che ha caratterizzato l'Italia Meridionale ed in particolare la Puglia fin dal Medio Evo; fenomeno comune fino al Settecento ma che a partire dal secolo successivo ha avuto un lento ed inesorabile declino fino a sopravvivere solo in poche zone del Salento. 

     Il Tarantismo era, secondo la credenza popolare, una malattia provocata dal morso di un ragno, la Tarantola, che si manifesta in particolare nei mesi estivi durante la mietitura del grano nelle campagne, provocando uno stato di malessere generale associato a dolori addominali, stato di catalessi, sudorazioni, palpitazioni, agitazioni psico-motorie, emicranie, rigidità muscolari, e attacchi di epilessia. Il veleno agiva quindi sia sullo stato fisico che su quello psichico e nervoso dell'ammalato. Ad essere colpite erano soprattutto le donne. 

     Nei tarantati c'è una possessione terapeutica: prima l'identificazione con la taranta(adorcismo) e poi il suo allontanamento(esorcismo). Individuata la malattia se ne indicava la terapia: la musica. Bisognava chiamare una orchestrina (composta da tamburello, violino, chitarra ed altri strumenti) che aveva lo scopo di individuare il tipo di taranta che aveva morso la persona: il ritmo poteva perciò essere quello esasperato della pizzica (danza curativa [iatromusica]) dove la persona danzava per ore o per giorni senza soste in maniera esagerata e scomposta mimando i movimenti del ragno (strisciando per terra, roteando il capo, tentando di arrampicarsi sulle pareti), o poteva essere un ritmo blando con motivi lamentosi. Successivamente c'era la fase di "esplorazione cromatica" dove l'ammalato era attratto da indumenti i cui colori corrispondevano a quelli del ragno che lo avrebbe morso (rosso,verde,ceruleo). 

     Gli atteggiamenti potevano essere in alcuni casi aggressivi nei confronti delle persone che indossavano indumenti corrispondenti ai colori precedentemente menzionati. Nell'ultima fase, chiamata "coreutica" gli atteggiamenti confluiscono in sintomi di epilessi, depressivo-melanconici, con apparente perdita di contatto dell'ambiente circostante. L'ammalato si identificava con la taranta. Il rituale terminava con un simbolico calpestamento del ragno, simbolo della "liberazione" dell'ammalato e quindi la riuscita del rituale. Sempre secondo la credenza popolare anche il ragno soffriva come fosse una simbiosi con l'ammalato, fino a scoppiare. La "liberazione" dal ragno, grazie a questa forma di esorcismo, coincide quindi con la morte dello stesso. 

     La guarigione era però solo temporanea: durante gli anni successivi infatti sempre nello stesso periodo del morso, si ricadeva nella malattia con gli stessi sintomi: erano i ciclici ri-morsi. Il protettore dei tarantati è S. Paolo. In conclusione si può dire che gli elementi fondamentali della terapia erano musica, danza e colori con un corrispondente esorcismo musicale, coreutico e cromatico. L'esorcismo poteva avvenire nella pubblica piazza o nell'ambito familiare.

 

 

 

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